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Home > Ambiente > Territorio
Introduzione

Il nostro territorio corrisponde alla zona altimetricamente più bassa della Pianura modenese solitamente distinta in:

alta pianura = settore compreso tra il margine collinare appenninico e la via Emilia
media pianura = area compresa tra la Via Emilia e la direttrice Carpi-Camposanto
bassa pianura = zona a nord della direttrice Carpi-Camposanto

Che cos’è la Pianura Padana da un punto di vista geologico ?

La Pianura Padana è un bacino sedimentario, cioè un’area costituita da una spessa coltre di sedimenti marini in profondità e fluviali più in superficie che sono stati depositati dai corsi d’acqua alpini ed appenninici nell’antico Golfo Padano (insenatura del Mare Adriatico presente tra le Alpi e gli Appennini) con l’effetto di far allontanare la linea costiera verso la posizione attuale.

Quando si è formata la Pianura Padana ?

Il colmamento del Golfo Padano è avvenuto durante tutto il Quaternario, l’Era geologica attuale iniziata circa 2 milioni di anni fa, anche se in realtà i territori della pianura modenese hanno un’origine più recente e sono riferibili all’Olocene, circa 10.000 anni fa.

Fig. 1
• La profondità del bacino di sedimentazione è sempre stata limitata e quindi l’accumulo di migliaia di metri di sedimenti è stato determinato da un’elevata velocità di subsidenza (progressivo abbassamento del terreno dovuto allo spontaneo costipamento dei sedimenti causato dal peso di quelli sovrastanti e a movimenti tettonici del substrato roccioso)

• Il fondo del bacino sedimentario non è regolare ma caratterizzato da numerose pieghe che ricalcano la struttura geologica della catena appenninica. L’area padana infatti è stretta in una grande morsa tettonica: le spinte provocate dall’innalzamento della catena alpina ed appenninica hanno determinato un ripiegamento dei sedimenti depositati nel Golfo Padano. Dove si ha un inarcamento degli strati verso il basso (sinclinale di Bologna-Bomporto_Reggio Emilia) si deposita un maggior spessore di sedimenti; dove si ha un inarcamento degli strati verso l’alto (anticlinale) si deposita un minor spessore di sedimenti. In particolare una di queste pieghe sepolte costituisce la Dorsale ferrarese, che in realtà non è costituita da un unico piegamento ma da una serie di pieghe associate a faglie (fratture con spostamento) il cui movimento è la causa dei terremoti che si registrano nella nostra zona.

Come si presenta la geomorfologia della bassa pianura ?

Solitamente il paesaggio della pianura viene considerato come un’immensa distesa pianeggiante, completamente piatta. In realtà anche la pianura presenta aree più elevate che corrispondono sia ad alvei fluviali attuali (alvei pensili) sia estinti (dossi fluviali), caratterizzati da terreni prevalentemente sabbiosi, ed aree altimetricamente più basse in corrispondenza di antichi bacini interfluviali ormai prosciugati (valli) caratterizzati da terreni prevalentemente limoso-argillosi.

Fig. 2
• I fiumi che percorrono i settori di media e bassa pianura hanno la prerogativa di una bassa velocità con conseguente sedimentazione dei detriti, soprattutto sabbia, all’interno del letto fluviale che tende così ad innalzarsi rispetto al territorio circostante.
• In condizioni naturali, quando i corsi d’acqua non erano arginati, le acque di piena tracimavano facilmente dall’alveo e si espandevano ai lati di esso perdendo progressivamente velocità e depositando materiale più fine (limi e argille). Poiché tali sedimenti sono più costipabili rispetto alle sabbie, con il tempo si determinava un’accentuazione del dislivello fra la rete idrografica ed il livello medio del territorio.
• Quando l’edificio fluviale era divenuto troppo pensile il corso d’acqua si creava un nuovo alveo nell’area più depressa lasciando un alveo relitto (paleoalveo); queste continue migrazioni fluviali tendevano così a colmare le aree depresse situate tra i diversi corsi concorrendo all’accrescimento della pianura.

• L’uomo, per porsi al riparo dalle esondazioni, ha costretto i fiumi a scorrere entro gli stessi letti innalzando argini artificiali ed impedendo di fatto l’arrivo di nuovi sedimenti nelle aree comprese fra i vari fiumi. In queste zone, più depresse, permanevano ancora alla fine dell’Ottocento paludi e zone acquitrinose che sono state oggetto di bonifica idraulica per acquisire terreni all’agricoltura.





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